Per non morire

di v.

BODY WORLDS – Un’idea di merda

Ieri, dopo il lavoro, mi sono fatta una passeggiata di un paio d’ore in mezzo ai “preparati” di Gunther Von Hagens, anatomopatologo tedesco che ha svoltato nel mondo dell’arte, perché ha qualche rotella fuori posto.

Faccio un breve spiegone della messinscena. Il “preparato” è un cadavere plastinato in tutte le sue parti, cioè scorticato e imbalsamato in modo superfico: prima gli togli il grasso e i fluidi immergendolo nel solvente, poi lo metti sottovuoto, aspiri via il solvente dai tessuti e li farcisci con polimeri di silicone, così il corpo non può marcire né puzzare. Poi lo metti in forno per 1.500 ore e lo servi freddo nella posizione che più ti piace.

Il risultato è che il cadavere sembra in gran forma, giovane anche se – spero – aveva novant’anni, muscoloso, con tutti i denti sbiancati a mo’ di piastrella e gli occhi (rigorosamente celesti) di vetro. Può anche suonare la chitarra acustica, correre in bicicletta, giocare a calcio e basket, fare la spaccata in volo.

Tutto è studiato per non creare repulsione, ma curiosità un po’ morbosa e gran divertimento. Come ti viene di pensare che quel corpo scorticato che suona la chitarra elettrica con tutta la schiena inarcata all’indietro fosse un tempo vivo come te che lo stai guardando?

Se sei di Lodi, la tua mente corre immediatamente alla Collezione anatomica di Paolo Gorini, data 1800, dove il corpo morto si mostra in tutta la sua morte: i corpi sono espressamente senza vita, sono brutti, grigi, con la pelle verde o nera e avvizzita. Hanno le braccia incrociate sul petto, come a dire: adesso sono un ammasso di proteine, calcio e formalina, fatti una risatina guardando com’è fatto il mio pene imbalsamato, ma ricordati che se adesso son morto, prima ero vivo.

In Body Worlds questa cosa non c’è. Tutto è bellissimo da guardare, a parte forse i polmoni col cancro e il rene di 5 chili. C’è una donnina scorticata bellissima, BELLISSIMA, in equilibrio su una corda con queste tette rivolte al cielo, tutti questi addominali, bicipiti e quadricipiti e che, invece della palla ritmica, tiene in mano tutti i suoi organi interni come un trofeo. E tu non pensi mai che è una persona.

Insomma, manca l’impressione di trovarsi di fronte a un cadavere, quindi uno si chiede se fosse davvero necessario usare corpi veri per una mostra. Io a vedere com’è fatto il corpo umano e cosa gli succede se lo tratti male, ci sarei andata anche sapendo che era tutto di plastica. Mi sarei fidata. E vedere l’equilibrista che ostendeva i suoi organi mi sarebbe sembrata un’idea originale e non folle.

La totale assenza di morte in mezzo a corpi morti, mi è sembrata paradossalmente macabra e mi ha messo molto a disagio. Tutto il tempo mi sono immaginata Gunther e sua moglie che si danno il cinque ogni volta che il corriere dell’UPS consegna loro un altro cadavere e lui che si sfrega le mani tremolanti (ha annunciato che sta morendo di Parkinson, non che è malato) pensando che gli serviva giusto una tizia a cui far fare la lap dance.

La missione educativa, divulgativa, medica, et cetera dichiarata è pressoché nulla. Le didascalie che accompagnano i plastinati sono davvero poco esaurienti, in modo che quando esci, oltre a non renderti bene conto di essere appena stato in un obitorio, non hai imparato quasi niente, pur avendo scroccato la guida.

Mi sento un po’ in colpa.

Per non dimenticare chi siamo.
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